Campidano di Cagliari · Cagliari
San Sperate, i muri e il giardino
A San Sperate l’arte non è arrivata come decoro su un borgo già «pittoresco». Nel 1968, documenta il Comune, Pinuccio Sciola e la comunità imbiancano i muri di fango con la calce, in concomitanza con il Corpus Domini. Il muro, da confine tra casa e strada, diventa un supporto collettivo. Il Giardino Sonoro, nell’agrumeto di famiglia, è un secondo strato di quella stessa storia: pietre che suonano, museo dal 2014. Orgosolo, in Barbagia, ha un altro muralismo: un’altra scheda.

Illustrazione EVERAS · Illustrazione originale · Cultura sarda. Ridimensionata per il web.
Gli anni della calce
Il Comune racconta il 1968 come un gesto di paese, non come l’inaugurazione di una galleria. Sciola, artista nato qui, torna dai viaggi di studio e sceglie di lavorare perché «il mondo» entri a San Sperate, invece di lasciarlo. Con amici e giovani, al Corpus Domini, ricopre i muri umili — terra e fango — di calce. L’operazione è già una performance: il bianco accecante sotto il sole, i compaesani che si fermano, i primi segni sui muri. I soggetti, scrive ancora il Comune, sono spesso antropologici e politici. Non «nascono i murales» come un marchio: nasce un rapporto nuovo tra spazio abitato e arte, tenuto dalla comunità.
Dal paese agli artisti
Un laboratorio, non un catalogo di facciate
Dopo la calce, San Sperate diventa un luogo di lavoro condiviso. Il Comune indica tra i primi a insediarsi su quei muri artisti sardi come Foiso Fois e Liliana Cano; poi arrivano ospiti da altre regioni e da altri Paesi. Non elenchiamo le firme. Il punto è un altro: il paese museo, così ribattezzato, è un fatto comunale di partecipazione, non un circuito di street art da spuntare. Nel 1973 lo stesso Comune documenta l’apertura al muralismo messicano e il gemellaggio con Tepito, a Città del Messico: un allargamento del laboratorio, non una biografia da copiare. Orgosolo resta in Barbagia, con Del Casino e i musei comunali del 2026: stesso vocabolo «murales», due storie.
Il Giardino Sonoro
Dall’agrumeto al museo
SardegnaCultura colloca il Giardino Sonoro alla periferia sud-ovest, in via Oriana Fallaci, sull’antico agrumeto della famiglia Sciola. Dagli anni Sessanta è laboratorio a cielo aperto: pietre sonore, «semi», graniti, tra aranci e olivastri. Nel 2014 il giardino è istituito come museo; la tutela è della Fondazione Sciola / PS Museum. Non è il riassunto di una vita d’artista e non sostituisce i muri in paese: è il secondo livello dell’identità culturale di San Sperate. Orari, prenotazioni e visite guidate: psmuseum.it. Qui non si copiano.
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Domande frequenti
Perché San Sperate è chiamata paese museo?
Perché nel 1968, secondo il Comune, la comunità imbianca i muri di fango e li rende supporto collettivo. «Paese museo» è il nome di quel processo, non uno slogan turistico da usare al posto della storia.
In cosa San Sperate è diversa da Orgosolo?
San Sperate è nel Campidano; il gesto documentato parte dalla calce e dalla partecipazione del paese, poi dal Giardino Sonoro. Orgosolo è in Barbagia: il Comune racconta i murales attraverso Del Casino e uno sguardo sul paese, con i musei Miradas, Sonos e Radichinas. Non si visitano l’uno al posto dell’altro.
Perché il 1968 è importante nella storia del paese?
È l’anno in cui, al Corpus Domini, Sciola e la comunità trasformano i muri di fango in uno spazio di lavoro condiviso. Senza quel gesto il «paese museo» resta una formula vuota.
Che cos’è il Giardino Sonoro?
Un museo a cielo aperto nell’agrumeto di famiglia di Pinuccio Sciola, istituito nel 2014 e curato dalla Fondazione Sciola. Le pietre sonore stanno lì, tra gli aranci; non è una targa in piazza e non è la scheda biografica dell’artista.
Fonti e approfondimenti
Pagine istituzionali usate per verificare fatti. I testi EVERAS sono originali; orari e biglietti si confermano sulle fonti.
